Roma, 10 gennaio 2005
La
recente catastrofe naturale che tanti lutti e distruzioni
ha provocato in diversi paesi dell’Asia meridionale
ha causato perdite di vite umane e seri danni anche nelle
zone costiere della Somalia. Questa ulteriore disgrazia
si è abbattuta su un paese già segnato da
oltre un decennio di anarchia e conseguente disfacimento
dello stato di diritto, ed in grave e perdurante crisi
sociale ed economica, colpendo per giunta delle comunità
tra le più povere e marginalizzate, quelle dei
pescatori.
L’A.Do.So.E. è una onlus nata con lo scopo
di perseguire finalità di utilità sociale
ed assistenza umanitaria a beneficio delle persone svantaggiate
appartenenti alla popolazione somala, in patria ed all’estero.
Tutti suoi membri sono donne di nazionalità somala
residenti in Italia.
Per questo intendiamo far sentire la nostra voce per ricordare
alle autorità italiane ed ai gestori operativi
degli interventi generosamente deliberati in favore dei
paesi colpiti dallo tsunami che le comunità costiere
della Somalia hanno grande bisogno di aiuto sia per superare
la fase dell’emergenza che per ricostituire i loro
mezzi di sussistenza.
A.Do.So.E. Onlus
La Presidente
Dott.ssa Zeinab Ahmed Barahow |
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13 5/05/04
Numerosi cittadini somali sono sbarcati questo inverno a Lampedusa.
Un’ottantina sono morti. I superstiti, una quarantina
di uomini, si trovano ora presso l’Ambasciata Somala di
Roma, a via dei Villini, in condizioni di grave disagio. Il
governo aveva rilasciato loro un permesso di soggiorno (ad alcuni
di 3 mesi, al altri di un anno), alcuni hanno chiesto asilo
politico che tuttavia non è stato concesso- ricordiamo
che la Somalia è in guerra dal 1990 e quindi nessun immigrato
può essere rimpatriato in un paese che non c’è.
Dati i legami speciali tra Somalia, ex colonia, e Italia, l’Associazione
Donne Somale Emigrate chiede leggi speciali che tutelino i cittadini
somali che arrivano sulle coste italiane spinti da una guerra
disastrosa diversamente da coloro che sono spinti all’immigrazione
per migliorare le loro condizioni di vita, aspirazione legittima.
La Presidente dell’Associazione Donne Somale Emigrate,
la dottoressa Zeinab Ahmed Barahow, aveva consigliato loro
di rimanere in Italia in attesa di una sistemazione. Tuttavia
molti sono partiti in cerca di una vita migliore verso l’Olanda,
la Gran Bretagna, la Norvegia, Svizzera e Germania. Dopo essere
stati accolti e schedati sono stati tuttavia rimandati in
Italia. Il governo italiano tuttavia non ha provveduto a nessuna
sistemazione.
La situazione è molto grave in quanto l’Ambasciata
Somala presso via dei Villini, non può ospitarli e
non può offrire loro generi di prima necessità,
mancando la corrente elettrica e adeguate strutture igieniche
e sanitarie. Il governo somalo uscente non ha pagato le utenze
Enel e l’ente ha tagliato la luce. L’Associazione
Donne Somale Emigrate ha cercato di ovviare la situazione
proponendo al direttore di sospendere il debito con il governo
somalo e di concedere, a nome dell’Associazione, una
nuova utenza - che tuttavia è stata negata. Invano
l’Associazione sta cercando di contattare il governo
per presentare una proposta per avallare il debito dell’ex
governo con l’Enel o somalo, di farlo rientrare nei
debiti cancellati di tutti i paesi africani, o di lasciarlo
pendente al prossimo governo somalo, per sbloccare la situazione
attuale.
Si richiede un intervento urgente e massima diffusione tra
i mass media per poter sistemare queste persone in un centro
di accoglienza per poter garantire loro almeno generi di prima
necessità e assistenza medica (che non è possibile
garantire nella sede dell’Ambasciata).
Stiamo raccogliendo viveri per poter provvedere almeno ai
generi di prima necessità, vi invitiamo a contattare
la dottoressa Zeinab Ahmed Barahow, al numero 339 3208708
oppure all'e-mail: info@adosoe.org
Comunicato stampa
In riferimento al tragico incedente
avvenuto al largo di Lampedusa dove numerosi connazionali hanno
perso la vita
Roma, 21/10/2003
L’Associazione
delle Donne Somale Emigrate esprime profondo dolore per
la perdita di così tante vite umane in condizioni
particolarmente atroci, e per le sofferenze indicibili
patite dai connazionali sopravvissuti alla tragedia compiutasi
a Lampedusa.
Mentre rivolgiamo il nostro cordoglio e fraterna solidarietà
alle famiglie dei naufraghi, vogliamo anche levare la
nostra voce indignata, per ricordare alla comunità
internazionale, ed in particolare ai governi che, anche
solo per omissione, si sono in qualche modo resi corresponsabili
della situazione di guerra civile infinita nella quale
la Somalia versa da oltre un decennio, le amare circostanze
che fanno di questo doloroso episodio un caso a sé.
Coloro che hanno trovato orrenda morte nelle acque della
Sicilia non erano infatti “i soliti immigrati clandestini”,
attirati dal miraggio di condizioni di vita e di lavoro
più vantaggiose che in patria — un’aspirazione
peraltro legittima — ma persone, famiglie, che una
patria, nella colpevole indifferenza generale, non ce
l’hanno e neppure forse sanno o ricordano cosa sia.
In assenza di uno stato e di un governo, non potendo accedere
neppure ai più elementari servizi pubblici, ivi
inclusa la rappresentanza e la protezione diplomatica
e consolare, i nostri sventurati compatrioti che vogliano
sfuggire ad un destino di guerra, stenti, malattie e miseria
non hanno letteralmente altra possibilità —
caso unico al mondo — che l’immigrazione illegale;
si è visto a prezzo di quali rischi.
Chiediamo dunque al governo italiano di riconoscere il
carattere di eccezionalità di questa situazione
e, in nome anche dei vincoli speciali esistenti tra i
nostri due popoli, di ergersi a difensore degli inermi
nostri concittadini vittime della violenza infinita che
sconvolge la Somalia. Il primo e più urgente passo
concreto dovrebbe consistere nel promuovere nelle opportune
sedi europee e nordamericane il riconoscimento di uno
statuto speciale per i profughi di nazionalità
somala.
Per l’A.DO.SO.E.
La Presidente, Dott.ssa Zeinab Ahmed Barahow
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Il sindaco Walter Veltroni rende l'estremo saluto ai profughi,
durante il rito laico celebrato al Campidoglio, Roma |
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